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Nella società tradizionale vietnamita

STATO DELLA DONNA VIETNAMITA.
Ella era legalmente “minore” durante tutta la sua vita e sottomessa alle tre obbedienze:
1. Obbedire al padre quale figlia;
2. Obbedire al marito come moglie;
3. Obbedire al primogenito come vedova.

In realtà, la moglie è padrona dell’interno della casa e ha sempre giocato un ruolo molto importante.
Nella società tradizionale vietnamita, il matrimonio è un atto essenzialmente collettivo, voluto e preparato dalle due famiglie interessate. La volontà e il gusto proprio dei due fidanzati contava poco o nulla. È per questo che l’amore coniugale ha poca storia e non ha lasciato poche tracce nella letteratura.
Quando un matrimonio era infelice, il ripudio della moglie da parte del marito, era possibile in sette casi e impossibile in tre. Era, come il divorzio, assai raro, a causa del palliativo costituito della poligamia. Al fianco della moglie principale potevano esistere delle mogli di secondo rango, sposata dopo consultazione e consentimento della moglie principale. Infine si avevano delle concubine (mogli/domestiche) acquistate ma non sposate.
L’occidentale con visto per il Vietnam, individualista e moralista, considera la dissoluzione di una unione come una questione puramente personale e sentimentale; la rottura del focolare gli sembra essere la conseguenza più logica. Il confuciano preferisce non toccare la struttura familiare. Egli lascia a sua moglie la sua situazione sociale ben stabilita, all’interno e all’esterno della casa. Ella resta lo stesso la madre legale dei bambini che possono nascere da altre unioni di suo marito. Ella ha diritto al rispetto delle altre mogli e mantiene su esse una situazione preminente. Queste non sono che vane apparenze, ma altrimenti sarebbe peggio per lei che non avrebbe, in caso di divorzio, più famiglia, più figli e più marito.
Tra le ragioni, sempre discutibili, che un uomo può avere di cambiare moglie, c’è il destino. Dietro la cosmologia sino-vietnamita, il destino degli sposi, e anche degli amanti passeggeri, è fissato in maniera inevitabile. Un indovino li convincerà che ciò è giusto e questa credenza dell’indovino dava al concubinaggio il carattere di un male necessario, che però, al giorno d’oggi, perde via via terreno in Vietnam.
La sposa virtuosa doveva portare gonne di tela e appuntare i capelli con una spilla. Da qui l’espressione: la persona con la spina, per designare il sesso debole parlando della moglie con gli estranei.

I BAMBINI
Possono essere dello stesso padre e della stessa madre, sia dello stesso padre e di madri differenti. Possono anche essere adottati. L’adozione può avere cause diverse: pietà, volontà di attirare sulla propria famiglia delle influenze benefiche di cui il bambino adottivo sarà veicolo; procurarsi un culto postumo (per uomini senza figli naturali) (erede cultuale), desiderio di aumentare il numero dei lavoratori della famiglia.
 partire dai tre anni, bambini e bambine, vengono rasati in maniera differente. Non gli si lasciano crescere i capelli fino al momento della pubertà (verso i 14 anni). Per proteggerli dalle influenze negative, gli si fa portare degli anelli d’argento e amuleti con scritte di augurio di longevità. Si possono vendere “fittiziamente” ad un genio (le Tre Madri per esempio), durante una cerimonia che avrà luogo alla pagoda. Si evita di chiamarlo col suo nome personale ma bensì si utilizza un numero o un nome ripugnante per allontanare da lui i diavoli. Infine, parlando per antifrasi , si pensa di evitargli malattie trattandolo come uno sciocco animale, da bestia nauseabonda o come un orribile e ripugnante porcellino.

LA SEPOLTURA
La sepoltura è stata lungamente studiata da Doumoutier. Dopo la constatazione del decesso, uno scampolo di stoffa annodato come un manichino che riceve l’anima del defunto. Dopo si introducono in bocca al defunto un pugno di riso e tre sapeco. Il corpo viene lavato, riccamente vestito e avvolto in un lenzuolo e messo nella bara in un’ora fasta. Il feretro viene posizionato su due cavalletti nella sala centrale della casa in vicinanza di un altare con il manichino di stoffa. Sul feretro si mette una tazza di riso ed un uovo bollito. Un bonzo venuto ad assistere l’agonizzante officia al momento del decesso, al momento del corteo funebre e quando il feretro è interrato.
Il corteo funebre varia a seconda dell’importanza della famiglia e richiedeva somme notevoli. Schematicamente si componeva così (dalla testa alla coda):
1. Una iscrizione trasversale, fiancheggiata da lanterne, riportante il nome e l’età del defunto;
2. Un pannello rettangolare indicante lo stato civile del defunto;
3. La “casa dello spirito” che sarà bruciata durante l’inumazione;
4. Il battello che conduce l’anima al monte Meru;
5. Il carro dell’anima che porta il manichino;
6. Il feretro, trasportato il più orizzontalmente possibile, e la tavoletta funeraria sono ricoperti da una casa di carta, riccamente decorata, bruciata in seguito per essere utile al defunto. Le figlie e le nuore camminano sotto il catafalco e i figli maggiori davanti a lui, a ritroso.
7. Dietro vengono i figli del defunto, il corpo curvo e appoggiato su un bastone di bambù, la cui parte superiore è rotonda come il cielo. Dietro i figli vengono i generi e il resto della famiglia sotto un baldacchino di cotone bianco, chiuso da tre lati e che chiude il corteo. E’ là che si trovano le piccole femmine della famiglia: bambine, sorelle, nipoti e parenti allontanati. Il vestito di grande lutto si compone di una tunica di canapa grezza, o di fibre di banano, senza cuciture e orlo, di un abito e di un pantalone di cotone bianco, al quale, i figli, le figlie e le nuore devono scucire gli orli per il lutto di una madre o di una matrigna. I capello sono sciolti. La fronte è cinta di una corona di corda grezza per gli uomini o di una sorta di cappuccio di cotone per le donne. I generi portano una corona di cotone (mu cau) tenuta sotto il mento da una corda più sottile.
La fossa è stata scavata seguendo le leggi della geomanzia perché la sorte sia favorevole alla famiglia del defunto. Il feretro vi viene sceso e il suo orientamento benefico verificato con una bussola geomantica Si porta in seguito la tavoletta funeraria. Un letterato di fama completa con un colpo di pennello l’ultimo carattere dell’iscrizione ed è in questo preciso momento che l’anima del morto entra nella tavoletta che sarà riportata a casa e deposta su un altare eretto a fianco di quello degli antenati.

L’esumazione e la traslazione del corpo in un’altra sepoltura ha luogo tre o quattro anni dopo. Il cerimoniale è molto più semplice di quello dell’interramento iniziale.
Il lutto è minuziosamente regolamentato. Non possiamo qui entrare in questi dettagli.

IL CULTO DEGLI ANTENATI.
Lo scopo è quello di perpetuare una complessa emozione, così intensa da legare in maniera indissolubile i vivi e i morti di uno stesso clan. Ha per oggetto la manutenzione delle tombe, ma soprattutto il culto che deve essere fatto nel tempio familiare alle tavolette delle quattro generazioni ascendenti: trisavolo e sua moglie, bisavolo e sua moglie, nonno e nonna, padre e madre. Via via, si interrano le tavolette delle più vecchie nel sottosuolo del tempio.
La tavoletta funeraria è rinchiusa in una scatola rossa, contenuta essa stessa in un astuccio laccato rosso, con una sobria decorazione d’oro. La tavoletta è formata da due assicelle tenute assieme con un assemblaggio obliquo e uno zoccolo in mortasa . L’assicella esterna presenta una faccia anteriore dipinta in bianco, sulla quale sono indicati in nero il nome di famiglia, i titoli e i nomi simbolici e letterari del defunto ed anche le date di nascita e di morte. Il nome del donatore (figlio maggiore o erede del culto) figura in basso a destra. L’assicella interna presenta una faccia anteriore dove una superficie intagliata contiene una seconda iscrizione nascosta che riporta il nome reale e personale del defunto, la sua età, l’ora della sua nascita e quella della sua morte (17). Le dimensioni sono mediamente di: mm.30 di spessore, una larghezza variante da 67 a 92 millimetri. L’altezza è di mm.272. Per la costruzione precisa i vietnamiti tengono conto delle 4 stagioni, dei giorni del mese e delle ore del giorno.
Il legno di giuggiolo è molto ricercato perché si decompone rapidamente, così la tavoletta interrata non possa più essere ritrovata. Il legno di sandalo, tenero, leggero e anche profumato. Per la povera gente si accontentano di qualsiasi legno. Una cerimonia è resa alla tavoletta almeno cinque volte per anno.

Fonte: getvietnamvisa.com

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